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Gruppo Speleologico Sacile



ESPLORAZIONI IN ITALIA
dal 2018 al 2022


Esplorazioni in provincia:



30 agosto 2022 Si continua a sognare anche in Lodina!

Attraverso il suo racconto, Marco ci porta in grotta con lui.

Eccoci qui, pronti per un'altra avventura, è da poco finito il campo ma in queste due settimane non abbiamo fatto altro che attendere con ansia di rimettere piede lassù.

Siamo al parcheggio, Pacu già sul sentiero e il tempo non sembra essere proprio dalla nostra anche se alla fine ci grazia.

Una volta in casera le idee sul da farsi dell'indomani non erano molto chiare per via del meteo, perciò una volta decisi gli obiettivi non restava altro che svegliarsi e decidere in base alle condizioni.

Una bella colazione, tempo di preparare gli zaini e siamo sul sentiero, ora con quello dei triestini è molto più veloce e in 40 Min siamo già nella Busa.

Il tempo sembra tenere, nonostante qualche gocciolina e temporali in lontananza decidiamo di trovare (non cercare) AQQ.

I primi giri per trovarla sembrano essere gli stessi delle scorse volte, stessi posti, stessi buchi ma ad un certo punto puntiamo due mughere, secondo i calcoli se ne sta lì.

Tempo qualche minuto e senti Carlo "Siii!!! Eccola".

Subito grida di gioia, siamo al settimo cielo!

Che respiro di sollievo, finalmente, se ne stava qui ad aspettarci, zitta zitta e trovarla è stata davvero una grande emozione che l'abbiamo rinominata "AAACÙCÙ".

Ora un nuovo capitolo si apre e noi non vediamo l'ora.

L'ingresso presentava già la corda ma ne abbiamo messa un altra e sistemato l'armo per via del muschio e i mughi un poco secchi.

Ora possiamo procedere con i nostri obiettivi, ci prepariamo e ci fiondiamo giù per A19 facendo il rilievo, obiettivo principale di questa uscita.

In poco più di 2 ore finiamo il rilievo e siamo alla Sala della Giunzione.

Decidiamo di scendere per la Via del Campo e arriviamo al traverso poco prima del P40.

In quella finestra, oltre il traverso dovrebbe nascondersi il collegamento con AQQ.

Ci addentriamo e non passa tanto che le nostre voci non smettono di ripetere quanto siano belli quegli ambienti, quella galleria, che meraviglia, ma dove siamo finiti!

A un certo punto wooow, latte e che latte!!

Incantevole vederne così tanto ma meno piacevole al contatto e nel giro di due secondi siamo stonfi.

Che ambienti, mi sto gasando un sacco in questa grotta, c'è una bella energia, bella compagnia e la fortuna sembra essere dalla nostra.

Ogni tanto diamo una sbirciata al rilievo per capire dove potrebbe essere il collegamento.

Viene quasi automatico pensare di trovare una corda nel punto della giunzione tra AQQ e Mongana ma ad un certo punto, fermi qualche minuto nella galleria a bere un sorso d'acqua mettiamo in dubbio questa teoria, e se fosse un cunicolo o un meandro?

A quel punto le cose cambiano, potremmo averla già passata.
C'è un meandro davanti a noi sul lato sinistro della galleria, lo osservo e vedo che aveva segni di passaggio.

"Giusto per scrupolo vado a dare un occhio" dico agli altri, 10 metri dopo eccola, eccola lì che ci aspettava.

Una targhetta con scritto AQQ, la data e la toppa dello Speleoklub DabrowaGornicza.

Subito la nostra felicità risuona in quel silenzio, siamo tanto, troppo contenti, che giornata!!

Che esplorazione caspita!

Dopo i vari scatti nella giunzione decidiamo di tornare all'inizio del meandro e rilevare.

Inizialmente meandro alternato da salti e saltini tutti disarmati ma fortunatamente riusciamo a farli tutti in libera, tutti tranne uno che inizialmente ci fa dubitare.

"Ragazzi giriamo i tacchi" faccio io ma 5 minuti dopo averlo osservato decido di salire e vedere se è disarmato anche oltre o se valeva la pena continuare.

Mi arrampico e mi infilo in un passaggio, appena butto la testa di la vedo sopra di me tutto blu, pensavo di essermi svarionato e invece era un telo di plastica.

È il punto caldo che si erano fatti i polacchi, un telo messo a canadese, una tenda sospesa senza il fondo con un lume e qualche spezzone di corda per tutti i saltini disarmati.

Prendo una corda, la fisso ed ecco che anche Carlo e Pacu mi raggiungono.

Da lì la grotta è armata e subito dopo ci sono due bellissimi pozzi.

Ci riposiamo e scaldiamo un attimo, fin un peccato uscire da quella tendina, si stava davvero bene al calduccio.

Siamo stanchi e infreddoliti perciò decidiamo di chiudere in quel punto il rilievo.

Non sappiamo bene dove siamo, supponiamo di essere a -200, la giunzione si trova a -270.

Continuiamo a risalire; all'inizio la strada sembra abbastanza logica ma ad un certo punto iniziamo ad avere qualche difficoltà davanti a bivi, corde, meandri, c'è davvero tanta roba da vedere qui dentro.

Almeno 5 strettoie che andrebbero un attimo sistemate ma quella grotta ha un gran potenziale, a mio parere più aria che nelle altre.

È impostata molto bene, lungo una frattura bella evidente all'esterno, la grotta corre dritta lì sotto e se tralasciamo le strettoie gli ambienti sono davvero grandi, chissà quali sorprese ancora ci aspettano.

Con qualche difficoltà alla fine ci avviciniamo sempre di più all'uscita, avremmo capito di esser fuori solamente quando ci saremmo trovati davanti a un pozzo con due corde.

Dopo qualche passaggio indisponente tutto d'un tratto l'aria cambia, è più calda e ha quel profumo di muschio, eccoci, siamo fuori!

Stacco la maniglia a mezzanotte esatta, che emozione, che grotta, mozzafiato.

Non avevo mai fatto un anello e farlo qui è stato grandioso.

Abbiamo sognato ad occhi aperti, si è venuti a conoscenza di un nuovo mondo, richiederà molte energie ma non vediamo l'ora.

Non ci resta altro che scendere alla casera, mangiare qualcosa e subito nanna, la stanchezza è tanta ma la soddisfazione di più.

Ora non ci resta che continuare le esplorazioni, ripercorrere le orme dei polacchi per capire cosa hanno fatto, aprire nuove vie, illuminare altro buio.

Che bella la speleologia!!

C'è talmente tanto lavoro che ci vorrebbero più persone, più forze e fidatevi, merita davvero.

Questa uscita è stata speciale soprattutto per la presenza del nostro Pres!! Complimenti Pacu e grazie!!

È stata molto costruttiva e davvero proficua com'è, partiti non sapendo come sarebbe andata e cosa avremmo fatto mi viene da dire che è stata una meraviglia e abbiamo fatto più di quello che pensavamo.

Anche sto giro il nostro pocp lo abbiamo fatto, non vediamo l'ora di tornare.

Marchetto, Carlo, Pacu
















Michele Stichia Bidoli

23 agosto 2022

E per finire in bellezza le ferie un po di fresco bisognava prenderlo

Un nuovo abisso in quel del Colciavath.





















Tutti gli articoli di questa sezione sono di Filippo Felici del G.S.Sacile


22 agosto 2022 Altro fine settimana di emozioni!

Domenica è stata giuntata una nuova grotta al complesso del Colciavath (Ab. Ottavo Nano - Monsardò), nelle Dolomiti Friulane.

Il nuovo ingresso, denominato Fichetto è stato giuntato all'Abisso dell'ottavo nano alla profondità di 150 metri,
oltrepassati tutti gli strettissimi meandri che caratterizzano il primo km di grotta.

Per raggiungere queste zone ci volevano, prima, circa 3-5 ore di progressione, ora ne basta mezza!



22 agosto 2022 Abisso Fichetto, Colciavath Claut

Ed ecco che ha inizio l'esplorazione di un nuovo abisso. una nuova storia!

Io, Carlo, Moreno, Valeriana, Sticja, Gianni e Rudi













il nero alla partenza del p35

21 agosto 2022 Filippo Felici è con Moreno Dorigo e altri 3 a Claut.

un mooooostro, abbiamo trovato un nuovo mostro.

Quello che doveva essere, dei due, il meandro meno promettente...
altro p35 (10 metri di diametro) poi meandrone per un centinaio di metri.
Ora fermi su p15, tanta aria e siamo già a -100.
ps: nel meandro più promettente non abbiamo neanche infilato il naso.

magico colciavath!







05 marzo 2022 - Bus de la Genziana, Forra Omicron

con Denis Zanette, Daniele Ceschin, Massimiliano Ceschin

Forra Omicron, discesa verso Sud, un mese e mezzo ad aspettare questo momento.

Denis, si sa, è controvoglia. Lui disprezza questa grotta: troppo il fango, dice. "ma no, vedrai che ti divertirai, nella nuova forra non c'è fango"... e così riesco a convincerlo.

Siamo quindi in 4 anche se avrei sperato che altri amici, invitati, avessero partecipato.

Le esplorazioni sono momenti di festa che vanno condivisi con gli amici.

Ma la squadra è di quelle buone.

Abbiamo con noi oltre 200 metri di corda ed una trentina di fix per continuare la discesa di questa forra inaspettata, di dimensioni inusuali per questa grotta.

Arriviamo alla partenza della forra Omicron in poco tempo, poco meno di 4 ore.

Mangiamo e giù, diretti verso sud. In poco tempo arriviamo all'inizio del pozzo non sceso la volta scorsa.

E' il turno di Massimiliano all'armo. Il pozzo è un P46, la seconda parte è enorme, gigantesca.

Alla sua base intercettiamo un arrivo con una portata paragonabile a quella che stiamo seguendo. L'acqua in scorrimento quindi, che comunque non era poca neanche prima, raddoppia.

La forra ora è orizzontale. Per circa 200 metri praticamente corriamo, sino ad un P30.

Scendendo questo pozzo si intravede un freatico troncato, esplorazioni per il futuro.

Poi P10 sul cui fondo l'attivo prosegue sino ad un pozzetto la cui discesa richiederebbe un bel bagnetto.
Individuiamo il bypass fossile che potrebbe bypassare quest'ostacolo e ci troviamo a camminare in un freatico fossile di 10 metri di diametro.
Incredibile.

Sembra di essere sulla via dei traversi, ma molto più in giù.
I miei compagni mi abbandonano, nel senso che loro proseguono in esplorazione ed io, come un pirla, solo soletto, dietro a fare la poligonale come un cretino.

Ora la forra sembra di nuovo infinita.
La perCorro (ma potremmo tralasciare tranquillamente la preposizione "per") sul fondo.
Tralascio evidenti prosecuzioni. Sul soffitto bellissimo fenomeni di anastomosi.
Non sembra la Genziana.
Altri 300 metri così. Piccoli saltini intervallano questa monotonia.

Il mio quadernetto di rilievo su cui ancora trascrivo i dati del distox segna la tratta 99-100 e decido di farla finita con il lavoretto del geometra.

Raggiungo gli altri che sono alle prese con l'armo di un pozzetto da tre metri.
Denis mi dice che ha finito le placche, ne rimangono solo 2 e poi si torna indietro.
Una è dell'USP, l'altra è del GSS. La prima siglata con astro azzurro, la seconda con nastro giallo: i colori dell'Ucraina.

Dei 230 metri di corda gli rimangono si e no altri 20 metri.

Scendiamo. Ora sono io avanti, proseguo lungo quello che ora è un discreto torrentello fino alla Sala.
Nera. Sabbiosa. Silenziosa. Laddove l’acqua si cheta: il sifone.

Abbiamo trovato il sifone che segna il quarto fondo della grotta.
Il più grande, di dimensioni ragguardevoli.
Sono 8 ore che siamo in esplorazione. Siamo entusiasti (anche Denis lo è....) e facciamo un autoscatto.

8 ore di esplorazione ininterrotta.

Siamo ben soddisfatti di questa punta: avere la fortuna di esplorare un km di grotta rilevandone 750 metri non capita poi tutti i giorni...

(Un grazie anche ai volontari del CNSAS Veneto e del FVG che si sono resi disponibile a causa del ritardo d'uscita che ha generato apprensione da parte dei nostri familiari.)







22 gennaio 2022, Bus de la Genziana, Forra Omicron.

Io, Massimiliano Ceschin , Daniele Ceschin e Paolo Corsini.
Gruppo Speleologico Sacile e Unione Speleologica Pordenonese

Appuntamento ore 08.30 al solito parcheggio in Cansiglio, orario giusto per farci accogliere dal primo sole permettendoci di affrontare il rito della vestizione a -12°C.

E’ freddo ma ognuno di noi è riscaldato dentro da una sua personale motivazione: io sono caldo al pensiero di esplorare quel pozzo rimasto in sospeso la volta scorsa, Massimiliano è curioso di vedere cosa abbiamo esplorato durante l’ultima punta, per lui saltata a causa della quarantena, Daniele vuole vedere come è diventato forte il figlio e Paolo.

Paolo non vuole farsi rispedire indietro per la terza volta dalla Signora.

Abbiamo con noi una trentina di attacchi, oltre 200 metri di corda.

La forra Omicron scende giù larghissima, decisa ed inarrestabile nella sua folle, quanto inusuale, corsa verso SUD.

E’ bello ed eccitante voler credere di aver trovato lo spartiacque sotterraneo che separa le acque che escono dalla parte friulana da quelle che fuoriescono dalla parte veneta del Cansiglio!

Quante belle colorazioni potremo fare!

Arriviamo al bivio con il Ramo del ‘coDio19 (-310) in poco tempo.

Affrontiamo le strettoie e la risalita del P132 con tempistiche più blande.
Arrivato sulla testa del pozzone (-130) nell’attesa che Paolo e Daniele ci raggiungano, io vado a dare un’occhiata ad una saletta a cui avevo dato un’occhiata veramente troppo superficiale…. Tolgo due sassi e si spalanca un ulteriore grande meandro. Mi infilo dentro e lo percorro sospeso, nei pressi della volta, a circa 25-30 metri di altezza. Va nella direzione opposta dell’altro che abbiamo trovato quassù. Ne percorro almeno 50 metri sino a che decido di tornare indietro e congiungermi con gli altri. Una nuova via, tutta da esplorare, che diparte da quassù. Mamma mia che labirinto… Sarà per un’altra volta. Risaliamo sino a -100, sempre con il vento alle spalle.

Qui incontriamo la Forra Omicron ed iniziamo a scendere.

Qui abbiamo aria in faccia.

Il bivio è giusto il punto dell’inversione.
Cosa ci sarà sopra le nostre teste?
Sono questi i momenti in cui comprendi di esserti perso dentro un labirinto tridimensionale.

Via, giù nella Omicron: P26, P15, P10, P8, P40, P8, P5, P15. Poi… il nuovo.

Armo questo primo pozzo, è un grande P30.

Alla sua base la via si divide: in basso la via prosegue acquatica su meandro attivo, ma io mi inerpico su una china detritica.

Mi affaccio su un fossile: getto un sasso e sembra essere un P50.
Siccome c’è fango decidiamo di proseguire nel meandro.
Mentre faccio l’armo di partenza di quello che sembra un P12 il trapano fonde e mi abbandona.

L’attacco principale è comunque fatto e scendo frazionamento in naturale su una lama.
Ora stringe un po’, ma è percorribile. P15.
Armo su naturale. Scende Daniele.

La via si divide, a sx un pozzo che risale, fossile.
A dx la via prosegue grande, attiva.

Una volta sceso, da sotto, mi accorgo che quella di sx è la via fossile che riconduce al pozzo non sceso e sondato per una cinquantina di metri.

Proseguiamo l’attivo, di nuovo correndo.

Daniele si ferma sulla sommità di un ulteriore pozzone di grandi dimensioni.
Lo valuta una ventina di metri.
Lo raggiungiamo consapevoli di non poterlo scendere.
Lo illuminiamo insieme e vediamo che al termine dell’ambiente presente alla base fa capolino del nero un po’ più nero di quello sondato con il sasso.

Prendiamo la mira: centrato. Dopo un primo bom ne segue un altro: Boom…. E poi un alto: Booom ed infine un ultimo: BOOOM.

Beh, un P60 da lasciare in sospeso per la prossima volta, per i prossimi amici, come il famoso caffè sospeso nei bar.

E siamo di nuovo a -300. Dall’ingresso ora sono 700 metri di dislivello, e neanche tutti proprio facili.

Usciamo rilevando circa 350 metri di grotta nuova, con la consapevolezza di essere partecipi dell’ennesima grande storia di questa fantastica grotta.

Saremo tutti fuori alle 4 di notte, sotto una bellissima volta stellata, a -16°C.

























15 gennaio 2022, Bus de la Genziana, forra Omicron.

Io, Alessandro Benazzato, Bociazza, Andrea Favaro

Obiettivo della punta era, ovviamente, scendere il P50 sopra il quale ci eravamo fermati la volta precedente io, Massimiliano Ceschin e Carlo Centazzo.

A causa della quantità di materiale predisposto per la punta la progressione nel ramo nuovo non è delle più veloci ma in circa 5 ore raggiungiamo la parte esplorativa.

Dopo esserci rifocillati il primo brivido sulla schiena: abbiamo il trapano, abbiamo le batterie ma mi accorgo di aver dimenticato il cavo di connessione.

Immediatamente la forra omicron diventa la forra del calendario.

Nel giro di un minuto, un minuto e mezzo, vengono citati tutti i 365 nomi che compaiono nel calendario sino a che Santa Barbara ci suggerisce di improvvisare un attacco volante con le LiPo.

La cosa sembra funzionare e torna il silenzio nella forra.

Silenzio si fa per dire perché la grotta è comunque in secca, ma qui quel litro, litro e mezzo al secondo lo porta sempre.

Chissà quest’acqua da dove viene? Se le ipotesi sono giuste e le osservazioni sulle correnti d’aria sono buone un giorno ci sarà da divertirsi anche a risalire tutte quelle cascate.

Ma ora scendiamo, perché se la falda è la solita di -550, da qui ci mancano ancora 460 metri.

Se QUELLA è la falda.

Vista l’ora decidiamo di avanzare con meno materiale: una 50, una 40, una 30 e una 20.
La 50 va via al primo pozzo. Un P45 che è preso alla metà del vero pozzo.
La forra qui misura almeno 100 metri di altezza e almeno 5 di diametro.

Di fronte a noi solo nero. Nero e basta.

Atterro su una frana. Proseguo verso valle, le pareti continuano ad allargarsi.

Proseguiamo avanti, scendiamo oltre la frana. P10.

L’ambiente è sempre grande uguale. Il soffitto si abbassa (nel senso che da un centinaio di metri diventa una ventina).

Proseguiamo nell’attivo e avanti scendiamo alcuni pozzetti in arrampicata. P20. Ale lo arma fuori dall’acqua.

E’ il momento di correre.
Letteralmente corriamo per circa un centinaio di metri in una forra pulita.
Le pareti distano tra loro da 1,5 a 3 metri.
Corriamo urlando. E ci credo, nessuno ha mai visto ambienti così in Genziana.

Corriamo, corriamo e ci fermiamo sopra un P40.

Il gioco si ferma per oggi, è tardi.

A chi non conosce il Cansiglio, sicuramente dire che la forra prosegue approfondendosi verso sud non dirà niente.

A chi lo conosce, invece, certamente regalerà un brivido lungo la schiena.























04 settembre 2021, ColCiavath, Abisso dell'Ottavo Nano, all'interno delle "Gallerie della Dama Galadriel"

con Massimiliano Ceschin e Carlo Centazzo

Io non so se vi è mai capitato di esplorare gallerie nella panna montata, ma questo latte di monte è veramente troppo.

Non ne ho mai visto in queste quantità. Perché proprio in questo manto?

Doveva essere un'uscita veloce per chiudere un cantierino "passatempo" a -180 si è trasformata in una nuova bella ed inaspettata esplorazione.

Si risale un piccolo camino, si entra in una piccola galleria ascendente e si intercetta l'ennesimo nuovo meandro fossile, ventosissimo.

Un nuovo a-monte ed un nuovo a-valle da esplorare.

L'ottavo nano non smette di stupire.

Magico Colciavath!!!







Massimiliano nella panna montata





Carlo





26 luglio 2021, Abisso Monsardò, Colciavath, Comune di Claut.

Proseguono le esplorazioni del G. S. Sacile nell'area del Colciavath, Comune di Claut.

Approfittando del tradizionale Campo Speleo organizzato dai cugini dell'Unione Speleologica Pordenonese lo scorso sabato 24 luglio alcuni soci hanno proseguito le esplorazioni dell'Abisso Monsardò.

Dopo aver attraversato strettoie, disceso pozzi e corso in grandi meandri, sono sbucati nell'Abisso dell'Ottavo Nano, la principale cavità dell'area finora conosciuta.



Ingresso al Monsardò



Mattia nel primo tratto di grotta



esplorazioni



esplorazioni



Lorenzo



Felpe





grandi meandri fossili prima della giunzione
con l'ottavo nano



enormi meandri



le strane forme della natura





07 novembre 2020, Abisso Woodstock-Fantasia, Colciavath, Comune di Claut.

Io, Denis Zanette, Marco Climber, Bociazza, Carlo.

Fermi a -210 metri di fronte l'ennesima strettoia e latte di monte.

Tanta aria.
570 metri di rilevato.

Magico Colciavath!!!







10/10/2020, Nelle Terre di Azog il Profanatore. Abisso dell'Ottano Nano, Claut (PN)

Finalmente si torna in esplorazione all'Ottavo Nano. Da luglio che non tornavo laggiù.

Ad agosto Pacu e Gianmarco ci avevano raccontato, entusiasti, dei grandi ambienti trovati oltre il mio limite.

Questa esplorazione è dedicata a Giannetti, che ogni lunedì mi chiamava per essere aggiornato sulle esplorazioni del weekend.

Lui non c'è più ma gliela voglio raccontare ugualmente...

Io, Denis Zanette e Alvise Rossi. Con calma.

Con il cielo splendido, senza neanche una nuvola all'orizzonte entriamo leggeri e tranquilli.

Le corde sono un po' all'ingresso ed un po' dentro l'Abisso.

Quello che ci attende è scendere il NeroCancello, il pozzo sopra il quale si sono fermati Gianmarco Ceschin e Pacu lo scorso agosto.

Nel frattempo continuare con il rilievo.

Le ossa arrugginite sono la conseguenza della pausa forzata causata dal lockdown ed in poco più di tre ore arriviamo all'inizio delle Terre di Azog.

Rilevando si prosegue.
Il Primo pozzo è un 30 che da su un grande ed imponente meandro.
L'aria è tanta e c'è subito un bivio.
Risalgo in libera un grande affluente proveniente da destra.
Mi fermo alla vista di un grande salone che inghiotte tutta l'aria.
Ma proseguiamo scendendo seguendo il flusso idrico.
Giungiamo al limite di questo agosto e di fronte a noi imponente si manifesta il pozzo: il Nerocancello.

I sassi che lanciamo non sembrano sondare il pozzo per più di 30 metri.
Di fronte a noi, dall'altra parte del pozzo (un fusoide perfettamente circolare di 7-9 metri di diametro) c'è la prosecuzione del meandro ma preferiamo scenderlo, questa volta.

Il pozzo , rilevato, è un P35.

Alla sua base la via si divide, scegliamo di proseguire la via attiva (la via fossile, un P20-25, la seguiremo la prossima volta).

Scendiamo quindi ancora un P5 ed un successivo P20.

Anche sul fondo di questo pozzo la via si divide.

A dx la via fossile (cui segue un P10-12) a sinistra la via attiva, da dove proviene un assordante rumore di cascata, decidiamo di scendere la via attiva. P5.

Mi rendo conto che la cascata è l'acqua che proviene dal vecchio fondo.

Abbiamo quindi bypassato il limite invalicabile dell'altro fondo, evviva.

Proseguo scendendo un P3 ed attraversando un laghetto. Il fiume prosegue lungo una condotta forzata di un metro di diametro dove l'acqua occupa almeno 30 cm.

Oltre all'acqua c'è tanta aria.

La voglia di bagnarsi è poca così decidiamo di rientrare rimandando l'esplorazione dei due pozzi lasciati indietro (che sicuramente bypasseranno la condotta con acqua) ad un futuro (speriamo) prossimo.

Usciremo alle 3 di notte, sotto una imponente bufera di neve che ha reso non poco disagevole il rientro sino all'auto.

Il rilievo restituirà la profondità di -380 metri.

Magico Colciavath!!!







23 settembre 2020

Sai dove entri non sai quello che trovi...

Continuano le esplorazioni dei nostri soci nell'area del Colciavath, in Comune di Claut.

In questo mese sono entrati in una nuova grande cavità, caratterizzata dalla presenza di un antico ghiacciaio, fossile, di almeno 50 metri di spessore.

Un interessante novità perché è la prima volta che un ghiacciaio di queste dimensioni viene rivelato in quest'area.

Magico Colciavath!!!







17 agosto 2020

Si è concluso ieri il campo speleo in Colciavath organizzato dal socio Filippo "Felpe" Felici.

Per una settimana si sono alternate diverse persone che, con compiti differenti, hanno portato avanti attività in una zona che continua a regalarci forti emozioni ed a farci sognare.

Fondamentale è stata la cooperazione con gli amici dell' Unione Speleologica Pordenonese CAI e la disponibilità del Rifugio Pradut 1450mt.











Il "Nano" che sprofonda nei -350







27 gennaio 2020

Continuano le esplorazioni dei nostri soci nell'area del Colciavath, tra le più importanti aree carsiche della nostra Provincia.

Recentemente, infatti, era stata individuato l'ingresso di una nuova cavità, denominato "Abisso Woodstock" che in poche uscite è stato esplorato per oltre duecento metri di sviluppo ed oltre 100 metri di profondità.

La cavità si presenta particolarmente impegnativa ed ad una profondità di circa 80 metri è stata individuata una saletta con legni fossili pietrificati.

L'esplorazione del 26 gennaio 2020 ha portato alla luce un profondo baratro ancora non sceso per mancanza di materiale.







15 settembre 2019, continuano le esplorazioni in Cansiglio!

con queste parole Filippo, Denis, Alvise e Alberto ci portano con loro nell' esplorazione di ieri:

Abisso del Col della Rizza, 15 settembre 2019

Più del solito, ci troviamo in 4 a proseguire le esplorazioni di questo nuovo ramo che dalle gallerie di -140 sprofonda con piccoli saltini intervallati da brevi strettoie.

La giornata è calda e la grotta estremamente asciutta, ma a -220 lo pseudosifone è sempre lì ad aspettarci.

Quello non si asciuga mai.

E ci ritroviamo sempre, come al solito, a guardarci in faccia mentre facciamo lo spogliarello per indossare le stagne, prima o poi lo dovremo affrontare per sistemarlo una volta per tutte, questo problema.

Arriviamo a circa -280 ed incomincia il lavoro di mazzetta e scalpello per allargare.
La roccia è dura e così ci mettiamo un po' più tempo del previsto per passare, ma alla fine l'abbiamo vinta noi.

P5, poi P18, P8, P5, tutti attivi.

Poi altra strettoia, ventilata.
La via è stretta ma è quella giusta.
Alla prossima, al Gorgazzo! Al Gorgazzo!







7 – 9 giugno 2019

Le ultime novità dalla Genziana raccontateci da Filippo Felici:

“Bus de la Genziana 07-09 giugno 2019

Sto entrando in solitaria in grotta.
Obiettivi molteplici ma il più importante è quello previsto per sabato 8 giugno, quando Lorenz K Rossato, Alvise Rossi, BarbaRadi Grillo e Poeta Sergio (poi sostituito all'ultimo momento da Laura Giust) mi raggiungeranno per fare le fotografie nel Ramo Pandora, oltre il Traverso dell'Apriscatole.

Nel frattempo mi diletterò cercando di verificare alcuni punti interrogativi.

Traverso sopra l'ultimo pozzetto prima del fondo alto. C'è aria.
Risalgo una decina di metri prima ed una seconda decina subito dopo.

Finisco le corde ma il ramo prosegue.

Mi dirigo verso i rami alti sopra le Corchiane dove risalgo un camino di oltre 50 metri.
Entro in un bel meandro (meandro del Cheghebè) molto ventoso ma dopo una 15 di metri un sassone crollato mi impedisce di proseguire.
Di là si vede che la via prosegue ampia.
Siamo oramai alla quota della base del P60 e quindi ad una quota importante per la grotta.

Anche qua si tornerà

La tenda è comoda, il posto è caldo e così mi sparo 14 ore di dormita di fila...
Sono le ore 12.00 di sabato quando sento gli altri arrivare.
Una veloce rifocillata e si parte attraverso l'apriscatole.
Scattiamo 6 foto: Apriscatole, Fossilario, Corchiane, Solovki ed il meandro che da accesso alla via del terzo fondo.

Tutti i maschietti usciranno sabato notte.
Le due femminucce rimarranno al campo a riposarsi ed usciranno nel primo pomeriggio di domenica.

Grazie Lorenz K Rossato, grazie Genziana”







7 luglio 2018, La Desolazione di Smaug, Abisso dell’Ottavo Nano.

Siamo in 4 (io, Mammolo, Alvise e Pierasco), più altri 3 (Radi + 2) che forse si uniranno più tardi per venire a far foto, dopo aver rivisitato l’abisso del Sarch.

Ci incontriamo però praticamente subito, visto che non riescono nemmeno a trovarlo, l’abisso del Sarch…, ma almeno i due incogniti acquistano un nome: Laura ed Orzo Wei.

L’obiettivo di questa punta è l’assalto al fondo: disostruzione della strettoia nel meandro che per ora segna il fondo della grotta a -320 e il raggiungimento delle finestre che fanno capolino nell’ultimo pozzo esplorato lo scorso gennaio.

Ci accorgiamo però sin dall’inizio che i tempi saranno più lunghi del previsto e già mentre percorro le parti iniziali della grotta, quelle sicuramente più fastidiose, comincio a pensare al piano B, ovvero a quella strettoia soffiante nel Salone di Kazhad Dhum.

Cerco di immaginarmi cosa possa esserci là dietro, a possibili congiungimenti con il Brandivino, o con il Ramo del Barlog, il cui ingresso è a due metri da lì …

Penso e spero, penso e spero, ma non so darmi una risposta.

E così, dopo un tempo infinito, in 5 arriviamo al salone.
Mentre gli altri preparano un po’ di cibo calmo mi avvio, munito di demolitore, sul cantierino di scavo.
Laura mi raggiunge a darmi una mano.
In due in brevissimo tempo riusciamo a completare l’opera.

Passo così, facilmente, attraverso quell’inferno di aria e mi trovo in una saletta.
Di fronte a me un meandro ventoso, all’apparenza stretto, fossile e con le pareti ricoperte del solito latte di monte.

A lato, del nero, fa capolino tra alcuni massi di frana.
Mi avvicino e getto sassi. Tanta aria tra questi blocchi. Tra questi mi faccio spazio e ne butto giù qualcuno.

P50, 60 forse. Sotto a noi rumore di fiume. Con noi abbiamo solo una 30.

Ipotesi 1: Collegamento con il Brandivino: scartata.

Ipotesi 2: collegamento con il Ramo del Barlog: scartata.

Altro meandro che se ne va per i fatti suoi.
La grotta diventa sempre più complicata: fitta rete di meandri, apparentemente “indipendenti” uno dall’altro.

La grotta sembra non avere una struttura sua.

Scendere tra quei sassi è però pericoloso e quindi attraversiamo facilmente l’orlo del pozzo, e ci immettiamo in una galleria piccola che dopo 4/5 metri sprofonda nuovamente nel nero totale di un meandro altissimo, il meandro della Desolazione di Smaug.

Proseguiamo alti sino alla fine della corda fino al ritrovarci nuovamente sull’orlo di un nuovo inquietante nero.

Con questo nuovo ramo possiamo così attribuire un nuovo aggettivo a questo nanetto:
dopo mostro, malefico, bastardo, ora lo potremmo definire anche anarchico per questa sua caratteristica di non voler proprio sottostare ad alcuna regola ...





20 gennaio 2018, Abisso dell’Ottavo Nano, Claut (PN).

“Quando il nano diventa cattivo”

Ce l’abbiamo messa tutta, ma quest’Abisso è proprio ostico da far digerire alla speleologia locale.

Neanche una bellissima giornata assolata su una fantastica neve è servita ad invogliare l’inconsueta massa di ciaspolisti, massa affollante dominante nei gruppi in questo periodo.

Avevamo chiesto a questa massa anche solo di darci una mano per trasportare un po’ di materiale sino all’ingresso, ma niente, sembra quasi si voglia cancellare questo nuovo abisso dall’esistenza.
Forse che il buco non “tira” più? Boh?

Questa volta però non mi troverò di nuovo da solo al cospetto dell’abisso che tanto nano oramai non lo è più. Siamo in tanti, in due: io e Denis Zanette che, sventurato, rispose.
E così eccolo presentarsi puntuale alle 6 meno 10 all’uscio di casa mia.

Colazione di rito a Claut ed alle 07.30 lasciamo Lesis alle nostre spalle.
Ramponcini piccoli piccoli del Decathlon e via.

Via verso gli alti altipiani del Col Ciavath, mille metri più in alto.

Siamo scarichi, non abbiamo corde noi, per l’esplorazione useremo la corda che attualmente arma il Brandivino, una 80.

Se vorremo fare altre punte invernali dovremo portarcene di altre, da valle.

La neve, anche se tanta, è dura e compatta, tanto da non richiedere neppure l’utilizzo delle ciaspole.

Si cammina bene lassù, tra la miriade di inghiottitoi aperti nella neve, tanto che alle 10.15 siamo di fronte alla bocca spalancata dell’abisso che sembra pronto ad accoglierci.

In circa mezz’ora riusciamo a scavare una trincea di due metri nel manto nevoso fino a trovare la corda lasciata sul pozzo di ingresso (nonché il mio materiale di progressione appeso al primo frazionamento).
Fuori fa troppo freddo per cambiarci, così decidiamo di scendere e di cambiarci alla base del primo pozzo. Denis scende per primo ma è costretto a farsi tutto il 30 di accesso con la treccia in quanto la corda è tensionata dall’accumulo nevoso che sta alla base. Io lo seguo.

Ripercorriamo tutto il meandro sino a Khazad-Dhum. Denis corre a disarmare il Brandivino, io mi metto a giocare con un tentativo di disostruzione di un meandro ventosissimo. Verrà il tempo per essere attraversato, ma non è ancora arrivato.

Fino a lì la grotta è in secchissima, praticamente neppure stillicidio. Questo mi fa contento, considerato il posto dove andremo.

All’arrivo di Denis si parte velocemente per la base del Morghul, dove un pozzo valutato attorno ai 15 metri attende ancora di essere sceso. Denis armerà, io lo seguirò avanzando con il rilievo.

Eccoci. Denis arma ed atterra su Minas Thirith. Una sala dove arriva anche un altro pozzo, parallelo a quello appena sceso. L’aria è tanta e freddissima. C’è una faglia, detrito sul fondo. Ci bloccherà?

Denis parte infilandosi tra i blocchi e trova subito la via giusta. Ventosissima. Io lo seguo e mi infilo in una condotta freatica ventosissima. Gli urlo che la prosecuzione è di qua.

“No di qua!” mi risponde lui.

“Anche di là? Va pure di qua. Vabbè, vengo da te”, gli rispondo io.

Scendiamo un P5 in libera. Strettoia. Getto un pietrone al di là.

Boom. Badaboum, buummm. Forse un P40, o addirittura 50. Rumore di cascata.

Fa freddo, un freddo cane. L’aria è impressionante. Raramente, nei miei quasi trent’anni di speleologia, mi è capitato di sentire un’aria del genere.

Decidiamo di risalire a Minas Thirith e prendere il materiale d’armo per scendere il pozzo.

Decido di non seguire immediatamente Denis. Non ho il coraggio di aspettare davanti la strettoia che completa l’armo.
Troppa aria, troppo freddo.
Lo raggiungerò mezz’ora dopo, con il rilievo.

Dalla partenza fraziona 6 metri più in basso. Poi un tiro da 25 ed atterra su un ponte di roccia. Altro frazionamento e poi 15 metri per raggiungere la base del pozzo, il Baratro di Morgoth.

Io lo seguo con calma, rilevando ed osservando il pozzo dove abbiamo una portata di acqua di almeno 1-2 litri al secondo.
Ho i brividi, figuriamoci quale può essere la sua portata nella stagione estiva. Forse addirittura impercorribile.

Sul pozzo si affacciano almeno due gallerie sospese, che tenteremo di raggiungere durante qualche futura punta.

Alla sua base un meandro stretto. Poi P8. Andiamo avanti. Laghetto. Qui termina l’ultimo pezzo della 80. Qui termino le mie operazioni di rilievo.

La roccia cambia, uno strato di materiale più impermeabile. L’ambiente si fa angusto.

Il Nano si sta incattivendo di nuovo. Avanzo. P5. Meandro stretto.

Provo a forzare senza troppa convinzione perché Denis è indietro. Mollo e torno sui miei passi e noto che sì, aria qui ce n’è, ma indiscutibilmente non tutta quella che c’è più in alto. Se ne va via da qualche nel Baratro, in una delle gallerie che in esso fa capolino.

Alle 21.00 saremo di nuovo alla base del pozzo di accesso dove ci cambieremo prima di riemergere sull’altopiano innevato del Col Ciavath dove la temperatura di -10°C ci rinfrescherà le idee sulla strada da percorrere e che ci condurrà all’abitato di Lesis alle 23.30.

Terminata la restituzione su Compass della poligonale, a casa, sarò costretto a ridimensionare la profondità dell’Abisso.

I continui saliscendi nelle gallerie e nei meandri mi avevano ingannato, e mi avevano dato l’impressione di essere arrivati a -300 m già durante la punta del dicembre scorso.

In realtà l’elaborazione del rilievo indica in 295 metri la profondità attualmente raggiunta.

Considerazioni: l’esplorazione di questa cavità è lontana dal potersi considerare conclusa.
Tantissimi sono gli interrogativi lasciati in sospeso rappresentati da meandri e gallerie fossili non percorse.
L’aumento della quantità di aria che si registra man mano che si scende in profondità fa sognare l’intercettazione di grandi gallerie che già si trovano qualche centinaio di metri ad ovest (il Landri Scur).

La quantità di acqua nelle parti più profonde è notevole se considerate le temperature polari che da almeno un mese caratterizzano l’altipiano.



Si scava una trincea per raggiungere il materiale d'armo



L'ingresso in versione invernale











Le esplorazioni per gli anni 2012-2017 le trovate Qui